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Valerio Veronesi, Presidente Cna Bologna: “Quando più di due terzi del reddito se ne va in tasse, come si può pensare che l’azienda possa stare sul mercato”

Pmi bolognesi, le più tassate dopo Reggio Calabria

Una lieve diminuzione del carico fiscale, che però non è sufficiente a togliere Bologna da un primato poco invidiabile: la seconda città in Italia, dopo Reggio Calabria, per pressione fiscale sulle piccole imprese. E’ questo il risultato, focalizzato su Bologna, dell’Osservatorio permanente di Cna nazionale sulla tassazione della piccola impresa in Italia.

A Bologna una piccola impresa comincia a guadagnare dal 19 di settembre, dall’inizio dell’anno e fino al 18 settembre col suo reddito paga le tasse: allo Stato, alla Regione, al Comune. Bologna anche nel 2016, come già l’anno scorso si conferma la seconda città in Italia per pressione fiscale sulle piccole imprese, il 71,9% se ne va in tasse (lo scorso anno era il 72,9%). Dal 2011 al 2016 la pressione fiscale sui piccoli a Bologna è cresciuta del 7,3% (lo scorso anno il dato parlava del +8,4%), focalizzandoci sulle tasse locali dal 2011 al 2016 queste sono salite del 2,8% (lo scorso anno il dato era +5,2%). Se si confronta il 2016 con l’anno scorso per le tasse locali è avvenuta un’inversione di tendenza, con una lieve diminuzione del -0,1%.

“Una piccola inversione di tendenza è avvenuta – commenta Valerio Veronesi, Presidente di Cna Bologna – ma è ancora troppo poco. Quando più di due terzi del reddito di una piccola impresa se ne va in tasse, come si può pensare che l’azienda possa stare sul mercato alle stesse condizioni delle concorrenti, siano esse italiane o straniere?”.

“Credo che questi dati meritino una risposta, soprattutto in questo periodo in cui Bologna sta andando al voto per il nuovo Sindaco – prosegue Veronesi -. Ci rendiamo conto che la fiscalità viene decisa soprattutto a Roma, con misure prese dal Governo. E infatti oggi a Roma Cna ha avanzato proposte molto concrete alla politica: escludere il pagamento dell’Imu sugli immobili strumentali o quantomeno renderla completamente deducibile dal reddito d’impresa; utilizzare le risorse provenienti dalla spending review e dalla lotta all’evasione per ridurre la tassazione sul reddito delle imprese personali e sul lavoro autonomo. Inoltre auspichiamo che l’Agenzia delle Entrate confermi quanto dichiarato ovvero di concentrarsi sui grandi evasori piuttosto che sulla caccia all’errore formale o involontario. Ma anche a livello locale si può fare ancora molto”.

“Oltre all’Imu e alla Tasi il cui prelievo a Bologna è penalizzato dal fatto che il valore catastale degli immobili è molto più alto del valore di mercato, una delle tasse più criticate dalle imprese bolognesi è la Tari – aggiunge Veronesi – in particolare quando viene riscossa su imprese che producono rifiuti speciali che vengono smaltiti a spese loro. Le nostre imprese si lamentano tantissimo perché pagano cifre importanti pur smaltendo in proprio. Cna sostiene da tempo che la Tari non dovrebbe essere dovuta per le aree operative e i magazzini dove si producono rifiuti speciali che si smaltiscono per legge a spese proprie”.

Dall’analisi Cna nazionale risulta che Bologna, oltre ad essere seconda in Italia per pressione sulle piccole imprese, è seconda anche nella altrettanto poco allegra classifica del “tax free day”, ovvero il giorno dell’anno in cui si smette di pagare le tasse: a Bologna è il 19 settembre, battuta sempre da Reggio Calabria (24 settembre), la media in Italia è il 10 agosto.

Osservatorio permanente Cna sulla tassazione della piccola impresa in Italia
I dati di Bologna

Pressione fiscale complessiva 2016 sulle piccola impresa, media italiana 60,9%
Reggio Calabria (prima in Italia): 73,2%
Bologna (seconda in Italia): 71,9%
(a Bologna nel 2015 72,9%; nel 2014 75,1%; nel 2013 72,5%%; nel 2011 64,6%).
Differenza a Bologna tra 2011-2016: +7,3%

Tax free day: il giorno in cui la piccola impresa smette di pagare le tasse e comincia a guadagnare, media italiana il 10 agosto
Reggio Calabria (prima in Italia): dal 24 settembre
Bologna (seconda in Italia): dal 19 settembre
(a Bologna nel 2015 dal 22 settembre; nel 2014 dal 29 settembre; nel 2013 dal 23 settembre; nel 2012 dal 30 settembre; nel 2011 dal 25 agosto)
Differenza a Bologna tra 2011-2016: +24 giorni

Quanto paga una piccola impresa bolognese (impresa tipo 5 dipendenti, 430.000 euro di ricavi)

2016
Imu e Tasi 10.730 euro; Tari 1.736 euro; Irap 2.418 euro; previdenza 10.506 euro; Irpef 9.611 euro; add. Regionale Irpef 675 euro; add. comunale Irpef 280 euro
2015
Imu e Tasi 10.730 euro; Tari 1.736 euro; Irap 2.516 euro; previdenza 10.303 euro; Irpef 9.678 euro; add. Regionale Irpef 678 euro; add. comunale Irpef 281 euro
2014
Imu e Tasi 10.730 euro; Tari 2.930 euro; Irap 5.636 euro; previdenza 9.072 euro; Irpef 8.389 euro; add. Regionale Irpef 549 euro; add. comunale Irpef 222 euro
2011
Imu e Tasi 4.787 euro; Tari 2.574 euro; Irap 6.240 euro; previdenza 8.549 euro; Irpef 9.300 euro; add. Regionale Irpef 591 euro; add. comunale Irpef 239 euro